LA MOSTRA

LA MOSTRA

OLIVE & BULLONI ANDO GILARDI

Lavoro contadino e operaio nell’Italia del dopoguerra (1950-1962)


Comitato Scientifico

Fiorella Mattio (Fondazione Corrente)

Toni Nicolini (Fondazione Corrente)

Elena Piccini (Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi)

Patrizia Piccini (Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi)

Fabrizio Urettini (Associazione XYZ) curatore del progetto

 

dal 15 novembre 2011 al 27 gennaio 2012

Inaugurazione
15 novembre 2011 ore 18.00

 

Orari visite
Martedì / mercoledì / giovedì Dalle 09.00 - 12.30 e dalle 15.00 - 18.30 Venerdì Dalle 15.00 - 18.30

 

La mostra è a ingresso libero.
Su prenotazione sono possibili visite guidate per gruppi e scuole.

 

Fondazione Corrente
Via Carlo Porta 5, 20121 Milano

tel/fax 026572627

www.fondazionecorrente.org

info@fondazionecorrente.it

 

Verrà inaugurata il 15 novembre 2011 la mostra Olive & bulloni. Ando Gilardi. Lavoro contadino e operaio nell’Italia del dopoguerra (1950-1962), promossa dalla Fondazione Corrente in collaborazione con la Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi, grazie alla mediazione ed al contributo del curatore Fabrizio Urettini. La mostra prevede l’esposizione di una serie di fotografie storiche realizzate da Ando Gilardi a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta e la proiezione del film-intervista Piedi scalzi mani nere. Braccianti e operai degli anni ’50 nei reportage di Ando Gilardi a cura di Giuliano Grasso e due incontri-conferenze sul tema della fotografia di reportage in Italia e sulla Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi.


Dopo l’importante esposizione allestita nel 2009 alla Fondazione Benetton Studi e Ricerche di Treviso, la Fondazione Corrente promuove una mostra di opere di Ando Gilardi, illustre fotografo e storico della fotografia, milanese d’adozione.
La mostra, che presenta una nuova selezione dei materiali esposti a Treviso, è una retrospettiva del singolare lavoro di reportage svolto da Ando Gilardi nell’Italia del dopoguerra. Uno sguardo insolito sull’Italia della ricostruzione e dell’inizio del boom, da parte di un testimone contemporaneo.

In mostra saranno esposte 30 fotografie di Ando Gilardi, realizzate dall’artista tra il 1950 ed il 1961 assieme a pubblicazioni e documenti d’epoca, a partire dal periodico “Lavoro”, la rivista della Cgil fondata nel1948 da Giuseppe Di Vittorio e diretta da Gianni Toti dal 1952 al 1958, di cui Gilardi è stato redattore assieme a colleghi tra cui spiccano i nomi di Lietta TornabuoniFranco De PoliRenato Guttuso e Ugo Attardi.


Del percorso espositivo fa parte anche una video intervista ad Ando Gilardi Piedi scalzi mani nere. Braccianti e operai degli anni ’50 nei reportage di Ando Gilardi, curata da Giuliano Grasso, nella quale il fotografo racconta la sua esperienza di inviato speciale fra gli operai delle fabbriche del nord e i braccianti del Mezzogiorno più povero. La fotografia di Gilardi, lontana dall’immagine costruita ed estetizzante del fotogiornalismo d’oltreoceano, si esprime con i modi originali di una esuberante e personale interpretazione dell’iconografia del lavoro. Testimonianza visiva ma soprattutto umana, tramite segni mnemotecnici – come Gilardi ama ridefinire le istantanee di questo periodo – di un’Italia profondamente diversa da quella di oggi.

 

 

Con il patrocinio di

 

 

Con il contributo di

Fondazione Cariplo

Camera del Lavoro Metropolitana di Milano
 
 

OLIVE & BULLONI

OLIVE & BULLONI

© Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi. Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

Olive & bulloni raccontata da Ando Gilardi

IT

 

Tre amici Patrizia, Elena e Fabrizio hanno, senza dirmelo prima, deciso di fare una mostra con le fotografie che presi dal Nord al Sud dell’Italia dal 1950 al 1962 come fotografo scalzo, così mi dicevo rubando il nome ai medici scalzi cinesi di Mao. In Cina negli anni di allora furono insegnati rudimenti di medicina a molti contadini, per creare una presenza medica nell’intero paese, e ancora oggi gli scalzi sono gli unici medici nelle estreme zone rurali.
 
Ho avuto la fortuna immensa per un fotografo scalzo di essere stato il fotografo se non ufficiale ufficioso della CGIL negli anni ’50,  e di avere raccolto per il suo settimanale a rotocalco Lavoro - oggi più interessante per l’antropologia che per altro -  gli ultimi documenti fotografici sulla fine, diciamo pure sull’estinzione, delle tre grandi classi del proletariato italiano.  Ora: in Italia dagli anni 1950 al 1962 persero il proprio lavoro sette/otto milioni di proletari, sono le cifre ufficiali. Solo una parte erano organizzati dai sindacati, forse la metà, altri non lo erano. Gli organizzati cominciarono una durissima lotta sindacale, e questa è la “fortuna” di chi dipende da un datore di lavoro: che può scioperare manifestare agitare bandiere rosse e cartelli e occupare la fabbrica, che è sempre meglio di niente. I non organizzati lottarono anche loro ma come nella lotta libera può farlo uno che è senza né braccia e né gambe. La guerra - come si diceva una volta -  per il pane dei figli,  si concluse con una sconfitta epocale: sparirono, letteralmente si estinsero socialmente le tre grandi classi del proletariato storico, quella degli operai, quella dei braccianti salariati agricoli e quella dei  - senza terra, senza uno straccio di contratto e di sindacato - i cosiddetti cafoni del Sud.
 
Le cifre sommarie che parlano di queste tre classi nel secolo scorso sono interessanti: negli anni Venti si aveva in Italia 1 operaio ogni 6 contadini e braccianti-senza-niente; alla vigilia della seconda guerra  mondiale il rapporto era già mutato da 1 a 3. L’economia di guerra aveva moltiplicato le fabbriche e nel dopoguerra il rapporto era già diventato quasi alla pari; ma tuttavia il numero dei lavoratori, e dei disoccupati, dei campi rimase ancora più numeroso di quello delle officine fino ai primi degli anni Cinquanta quando, come dicevo, ebbe inizio la veloce estinzione delle tre classi. Io ho fotografato le lotte e proteste per impedirlo senza riuscirvi e in questa mostra ci sono documenti di una sconfitta epocale.
 
Un fatto curioso è che le classi sociali, le loro organizzazioni, non si estinsero politicamente: succede egualmente per le stelle lontane, che quando si estinguono la loro luce continua nel tempo a brillare. Quella del proletariato italiano fu una sconfitta epocale: la notte di una grande ragione. Dove continua a risplendere, ma ora è prossimo spegnersi, il lumicino piccino piccino che più di così non si può, del suo fotografo scalzo e aggiungo senza una gamba, il quale si rese conto dei fatti, e come prova la mostra, visse dodici anni saltellando qui e là per l’Italia per prenderne le fotografie. 
 
Parliamo un momento di loro. Vorrei far riflettere chi visita questa mostra e attirare la sua attenzione su alcuni dettagli: in molte istantanee si vedono asini e muli, ebbene nel tempo in cui sono state riprese, il numero di questi mezzi di trasporto era nel  Mezzogiorno superiore di dieci volte a quello delle automobili. In molti paesi e faccio il caso di Albano di Lucania allora con circa 3.000 abitanti, quando il sindaco che abitava a Potenza veniva a far visita ai suoi amministrati, i cittadini correvano in piazza per vedere la macchina che camminava da sola. Il sindaco che era un simpatico ragazzo e quasi un amico, mi raccontava, e se non mi credete pazienza, di avere vinto le elezioni facile facile, per aver mostrato alla gente durante un comizio, un foglio di carta moneta da mille lire. 
Per ciascuna di queste istantanee e delle altre mille che come fotografo scalzo ho preso in quegli anni fatali nel Nord e nel Sud, potrei raccontare più di una storia così, ripeto che forse pare incredibile però vi assicuro che è vera.
Ma il bello è questo che segue: il tempo i fatti e i milioni di mutilati del proprio lavoro di quel periodo, furono e sono poi ricordati dalla stampa, dalla televisione e in tutta l’informazione “sociale” come il “miracolo economico italiano”! Il quale è una immensa fossa comune dove sono sepolti e dimenticati i nomi e le storie di quelle che i testi ufficiali chiamano “unità produttive”: nelle mille istantanee del fotografo scalzo si salvarono le loro facce. Ecco perché come ho detto non avrei approvato la mostra: per lasciare riposare in pace quei miei compagni e compagne che ho inquadrato, con i loro cartelli le loro bandiere, dentro alle fabbriche spente in attesa del nulla, o seduti attorno a chi leggeva il giornale (il solo che parlasse di loro) a quelli che non sapevano leggere. Io non volevo tornare a vedere le immagini dei loro bambini, “scalzi” come il fotografo che li inquadrava, che ridevano allegri e che meritavano un futuro tanto ma tanto migliore. Questa allegria dei bambini di allora è stata davvero il grande miracolo degli anni lontani.
 
Adesso la mostra del fotografo scalzo è pronta e aperta, ha un grande un lussuoso catalogo, e dire devo pur grazie a Patrizia, Elena e Fabrizio. Mi dicono che a guardare le istantanee ci va della gente, la quale oggi vive e forse senza saperlo un altro “miracolo all’italiana” appena al principio. Perché viene aperta, e mica riesco a non dirlo, un’altra fossa comune: la cosa che più mi fa ridere è che ce lo dicono proprio quelli che l’hanno scavata. E per la tradizione del nostro mestiere speriamo che ancora si trovi a raccontarlo un fotografo scalzo, ma con buone gambe, un nuovo collega Aasverus  con tanto di digitale.

 

© Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi. Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

Olives & Bolts by Ando Gilardi

EN

 

My three friends Patrizia, Elena and Fabrizio decided, unbeknownst to me, to set up an exhibition of the photographs I took while travelling Italy from North to South in 1950 -1962 as a barefoot photographer. That's what I called myself, after Mao's Chinese barefoot doctors. A large number of peasants in China were taught the rudiments of medicine, in order to establish a medical presence in the whole country, and in some remote rural areas they are the only doctors even today. 

I had the immense fortune for a barefoot photographer of being the official – or rather unofficial – photographer of the CGIL in the fifties, and to collect for their weekly magazine Lavoro – which is only interesting today from an anthropological point of view – the last photographic documents on the demise, should we say the extinction of the three great classes of Italian proletariat. Now then: between seven and eight million proletarians lost their jobs in Italy from 1950 to 1962, according to the official figures. Only half of them perhaps were unionised: those who were embarked on a hard-fought trade union struggle, and that is the “luck” of the employed: they can go on strike, rally, wave red flags and signs and occupy factories, which is always better than nothing. The non-unionised fought too but their fight amounted to wrestling catch-as-catch-can for a limb-less man. The war for your children's bread – as they used to call it – ended in a momentous defeat: the three great classes of historical proletariat literally disappeared, in a social extinction: workers, waged field hands and landless peasants from the South, the cafoni, without a shred of contract or trade union.

The summary figures describing these three classes in the last century are interesting: in the 1920s in Italy there used to be one factory worker for every six farmers and landless peasants; on the eve of WWII that ratio had already become one to three. The war economy had multiplied factories and in the postwar period the ratio was almost equal, yet the number of field workers and unemployed labourers remained much larger than factory workers until the beginning of the fifties when, as I said, the quick extinction of the three classes began. I photographed the struggles and protests in a futile attempt to stop it, and this exhibition contains the documents of this momentous defeat.

A strange fact is that social classes and their inner organization did not go politically extinct: just as with distant stars, which die but whose light keeps on shining through time. The Italian proletariat's defeat was age-defining: the night of a great reason. 

The faintest glimmer of candlelight shines on, barely, in their barefoot photographer. Not only barefoot but one-legged may I add, he saw what was going on, and the exhibition bears witness to his twelve years jigging about Italy to take their pictures. 

Let's talk about them for a moment. I'd like to draw the visitors' attention on some details. Donkeys and mules can be seen in many snapshots. Well then, when the photos were taken, the number of these means of  transport in the South was ten times the number of  automobiles. In Albano di Lucania for example, a small town which then had about 3,000 inhabitants, when the mayor came from Potenza, where he lived, to visit his townsfolk, the citizens flocked to the square to see the car that moved on its own. The mayor, who was a nice guy and almost a friend, told me – and never mind if you don't believe me – that his victory had been a piece of cake, after he had shown people a 1,000 lira banknote on an electoral rally.

I could tell similar stories for each one of these snapshots, again, they might sound incredible, but I assure you they're true.

But the beauty of it all is in the following: the time, the facts and the millions disabled from accidents at work in those years were and still are commemorated by the press, the television and the whole “social” information as the “Italian economic miracle”! Which is but an immense mass grave where the names and the stories of what official texts call productive units are buried and forgotten: their faces were saved in the thousands of shots taken by the barefoot photographer. That's why, as I said before, I would not have authorised the exhibition: to let my companions rest in peace, the men and women I framed, with their signs and their flags, inside the muted factories waiting for the void, or gathered around to hear the news read aloud by someone who could read, the paper being the only thing that noticed them. I did not want to see the images of their children again, “barefoot” like the photographer who framed them, laughing cheerfully, who deserved a much better future. The children's cheerfulness was indeed the great miracle of those distant years.

The barefoot photographer's exhibition is now open and ready, it has a big and lavish catalogue, and I should also thank Patrizia Elena and Fabrizio. They tell me some people go and look at the snapshots, people who perhaps experience today, perhaps unwittingly, the outset of another “Italian-style miracle”. Because another mass grave is being opened, and I cannot refrain from saying so: what I find most laughable is that we're being told exactly by those who have dug it. And in keeping with the tradition of our craft, let's hope another barefoot photographer can be found to narrate it, albeit one with good legs, a new Ahasuerus colleague with digital tools to boot.

 

1 The Italian left leaning trade union

2 The wandering Jew 

 

ANDO GILARDI

ANDO GILARDI

© Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi. Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

IT

 

Figura carismatica e controcorrente della fotografia italiana, Ando Gilardi è nato ad Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, nel 1921. Ha iniziato ad occuparsi di fotografia nel 1945, subito dopo la seconda guerra mondiale. Per conto di una commissione interalleata, incaricata di raccogliere prove per i processi ai criminali nazi-fascisti, ha restaurato e riprodotto immagini fotografiche.

Nel 1962 ha fondato la Fototeca Storica Nazionale, che oggi porta il suo nome. Come giornalista ha lavorato prima al quotidiano “l’Unità”, in seguito ai rotocalchi “Lavoro” e “Vie Nuove”, proseguendo nell’attività di ricerca fotografica. Gilardi ha partecipato appassionatamente alla redazione di “Lavoro”, non solo come giornalista ma anche come fotoreporter, per la prima volta in modo ufficiale, dopo i rari fotoservizi per “l’Unità” che sporadicamente avevano illuminato il suo quotidia- no lavoro di cronista.
Dal 1952 collabora a “Lavoro” e i successivi dieci anni sono molto intensi. Ando ha viaggiato in tutta l’Italia, da nord a sud; fotografando e raccontando vicende e lotte dei lavoratori – operai, minatori, contadini, braccianti – e delle loro famiglie. Tra gli anni cinquanta e sessanta, con le sue riprese etnografiche, ha collaborato con Ernesto de Martino (università di Sassari), Tullio Seppilli (università di Perugia) e Diego Carpitella (Istituto etnomusicale dell’Accademia di Santa Cecilia in Roma). Dal 1962 si dedica esclusivamente alla fotografia. Alla ricerca storica e all’organizzazione di mostre ed esposizioni, affianca la pratica effettiva.
Ha partecipato alla ricerca iconografica per la realizzazione delle grandi enciclopedie “Universo” e “Le Muse” e ha collaborato a numerose riviste del settore. È stato per alcuni anni direttore tecnico di “Popular Photography”, edizione italiana, e dal 1969 al 1989 anche co-fondatore e condirettore dei periodici
Photo 13”, “Phototeca”, “Index”, “Storia Infame...”, “Materiali”, presso la redazione della Fototeca Storica Nazionale. A partire dalla seconda metà degli anni settanta, al suo lavoro di fotografo si affiancano studi e testi sulle comunicazioni visive, tra i quali la monumentale “Storia sociale della fotografia” (1976), aggiornata in diverse edizioni, punto cardine della cultura fotografica in Italia. Dal 1984 collabora a “Progresso Fotografico” con la rubrica “Libri”. Nel decennio 1977-87 ha collaborato come consulente fotografico e svolto dei corsi per il Ctu - Centro televisivo universitario dell’Università degli Studi di Milano, diretto da Giovanni Degli Antoni e successivamente da Patrizia Ghislandi. Negli anni successivi, Gilardi ha diretto la realizzazione di alcuni dei primi libri elettronici interattivi prodotti in Italia (“Ipotesi di corso sulla Fotografia” e “Progetto Giotto”, su videodisco), oltre a “Museum of Museums of Italian Renaissance Art”, realizzato in Giappone. Tra le attività maggiori, va citata anche “La Gioconda di Lvov”, una mostra foto-letteraria itinerante di immagini spontanee e testi relativi alla Shoah, concepita in collaborazione con un affiatato gruppo di storici e di Istituti storici della Resistenza. Trasferitosi da alcuni anni nella sua dimora piemontese, nel paese d’origine dei genitori, continua a contribuire agli studi nel campo fotografico attraverso internet. Prosegue infatti nel suo percorso di storico dei procedimenti di fabbricazione delle immagini, sperimentando in prima persona le nuove tecniche di produzione digitale. In questi anni ha anche animato lo spazio espositivo della Biblioteca Civica di Acqui Terme, “La Fabbrica dei Libri”, con l’allestimento di mostre didattico-artistiche a cadenza bimestrale, esperienza conclusasi a fine 2004. Sta attualmente svolgendo una ricerca personale sulle implicazioni artistiche delle tecniche di fotografia digitale, che da gennaio a dicembre 2007 ha esternato in un diario giornaliero, diffuso online attraverso la lista di distribuzione “Amici”. Nell’agosto 2008 ha concepito “TubArt”, il suo canale personale su “YouTube”.

 

 

Bibliografia

-Il Risorgimento italiano nella documentazione fotografica, Ferrania, Milano 1960.

-Il colore nella fotografia, collana "I documentari", Istituto Geografico De Agostini, Novara 1972.
-La Fotografia Creativa. Guida a fabbricare immagini diverse. Fratelli Fabbri Editori, Milano 1977.
-Storia Sociale della Fotografia, Feltrinelli Editore, Milano 1976. (ristampa 1981).
-Wanted! Storia, Tecnica ed Estetica nella Fotografia Criminale Segnaletica e Giudiziaria, Mazzotta, Milano 1978.
-Fotografia macchina per insegnare, Ilford, Saronno (VA) 1979.
-Muybridge, il magnifico voyeur, Mazzotta, Milano 1980.
-Dalle origini alla fotoincisione: storia di un'immagine molto salata, Ilford, Saronno (VA) 1981.
-La fotografia senza obiettivo, Ilford, Saronno (VA) 1981.
-Storia Sociale della Fotografia, seconda edizione, Bruno Mondadori, Milano 2000.
-Storia della fotografia pornografica, Bruno Mondadori, Milano 2002.
-Wanted! Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria, nuova edizione aggiornata, Bruno Mondadori, Milano 2003.
-Meglio ladro che fotografo. Tutto quello che dovreste sapere sulla fotografia ma preferirete non aver mai saputo Bruno Mondadori, Milano 2007.
-Lo specchio della memoria. Fotografia Spontanea dalla Shoah a You Tube Bruno Mondadori, Milano 2008.
 
Periodici
Innumerevoli negli anni le collaborazioni a riviste di settore: Ferrania, Popular Photography Italiana, Photo 13, Photo, Progresso Fotografico, PC Photo; ideatore e co-direttore della serie monografica Phototeca – Index – Storia Infame.

 

Biography

EN

 

Ando Gilardi was born in Arquata Scrivia, in the north-west of Italy, in 1921. He started pursuing photography in 1945, immediately after WWII. He restored war-time images working on behalf of an inter-allied commission that gathered evidence for the trials to nazi-fascist criminals.

He founded the National Historical Photographic Archive which today bears his name. He worked as a journalist for the daily l'Unità, and later for the Lavoro and Vie Nuove magazines, at the same time as carrying out photographic research. Between the fifties and sixties he cooperated with his ethnographic shots with Ernesto de Martino (University of Sassari), Tullio Seppilli (University of Perugia) and Diego Carpitella (Ethnographic-Musical Institute of the Academy of Santa Cecilia in Roma).

He has exclusively devoted himself to photography since 1962, carrying out historical research and organizing exhibitions, as well as actually working as a photographer. He took part in the iconographic research for the monumental encyclopaedias Universo and Le Muse and cooperated with a number of trade magazines. For a few years he was technical director of Italian Popular Photography, and from 1969 to 1989 also co-founder and co-director of the reviews Photo 13, Phototeca, Index, Storia Infame..., Materiali, at the editorial office of the National Photography Archive. He has been contributing the Books column of Progresso Fotografico since 1984.

From 1977-1987 he cooperated as photography consultant with the University Television Centre (CTU) of the Milan State University, where he also taught. Later, Gilardi oversaw the realization of some of the first interactive electronic books made in Italy: Hypothesis for a photography course, Giotto Project videodisc and Museum of Museums of Italian Renaissance Art, made in Japan.

Among his chief accomplishments we should also mention The Gioconda of Lvov, an itinerant photo-literary exhibition of spontaneous pictures and texts on the Holocaust, conceived in cooperation with a close-knit group of historians and Institutes for the History of Resistance. After moving back to his parents' home town in the Piedmont region, he continues to contribute to studies in the field of photography through the Internet. He pursues his research into the history of image production proceedings, directly experimenting with new digital production techniques. He is currently curating the exhibition space at the Acqui Terme Public Library, The Books Factory, setting up bi-monthly didactic-artistic exhibitions.

 

The Foto/gram group

A fundamental milestone in Ando Gilardi's life and work was co-founding the Foto/gram group in 1979. Over the next five years, this group of experimentalists consisting of teachers and students facilitated innovative courses on the use of photography in didactics at a great many Italian schools, publishing three teachers' manuals and devising the Tri-camera Obscura, a didactic use camera.

 

Bibliography of Ando Gilardi

-Il Risorgimento italiano nella documentazione fotografica (The Italian Risorgimento in photographic documentation), Ferrania, Milano 1960.
-Il colore nella fotografia, (Colour in photography), series "I documentari", Istituto Geografico De Agostini, Novara 1972.
-La Fotografia Creativa. Guida a fabbricare immagini diverse (The Creative Photography. Guide to manufacture odd images) Fratelli Fabbri Editori, Milano 1977.
-Storia Sociale della Fotografia  (Social history of photography), Feltrinelli Editore, Milano 1976. (ristampa 1981).
-Wanted! Storia, Tecnica ed Estetica nella Fotografia Criminale Segnaletica e Giudiziaria, (Wanted! History, technique and aesthetics of law enforcement photographic records, mug shots and forensic photography), Mazzotta, Milano 1978.
-Fotografia macchina per insegnare (Photography, a teaching machine), Ilford, Saronno (VA) 1979.
-Muybridge, il magnifico voyeur, (Muybridge, the magnificent voyeur) Mazzotta, Milano 1980.
-Dalle origini alla fotoincisione: storia di un'immagine molto salata (Photography from the origins... to photoengraving), Ilford, Saronno (VA) 1981.
-La fotografia senza obiettivo (The Photography without lens) Ilford, Saronno (VA) 1981.
-Storia Sociale della Fotografia (Social history of photography), second edition, Bruno Mondadori, Milano 2000.
-Storia della fotografia pornografica (History of pornographic photography), Bruno Mondadori, Milano 2002.
-Wanted! Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria (Wanted! History, technique and aesthetics of law enforcement photographic records, mug shots and forensic photography), new updated edition, Bruno Mondadori, Milano 2003.
-Meglio ladro che fotografo. Tutto quello che dovreste sapere sulla fotografia ma preferirete non aver mai saputo (Better thief than photographer. All you should know about photography but you'd rather never have known) Bruno Mondadori, Milano 2007.
-Lo specchio della memoria. Fotografia Spontanea dalla Shoah a You Tube (The mirror of memory. Spontaneous photography from the Shoah to You Tube) Bruno Mondadori, Milano 2008.

Periodicals
Countless  contributions to magazines on photography: Ferrania, Popular Photography Italiana, Photo 13, Photo, Progresso Fotografico, PC Photo; creator and e co-director of the monographic series: Phototeca – Index – Storia Infame.

CONFERENZE

CONFERENZE

© Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi. Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

 

15 novembre 2011

Alle ore 18.00 Inaugurazione con la partecipazione di

Toni Nicolini (fotografo)

Elena Piccini (Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi)

Patrizia Piccini (Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi)

Onorio Rosati (Segretario Generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano)

Fabrizio Urettini (curatore della mostra).

 

13 dicembre 2011
Alle ore 17.00

Conferenza sulla Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi a cura di Elena Patrizia Piccini.

incontro conclusivo del seminario 2011 Fonti d’archivio per lo studio dell’arte contemporanea in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano.

 

12 gennaio 2012
Alle ore 18.00

Proiezione del documentario Piedi scalzi mani nere. Braccianti e operai degli anni ’50 nei reportage di Ando Gilardi, con la partecipazione del regista Giuliano Grasso e in videoconferenza di Ando Gilardi.

 

CATALOGO

CATALOGO

E’ disponibile in sede il catalogo della mostra, Edizioni Fototeca Storica Nazionale, con testi di Ando GilardiFabrizio UrettiniElena e Patrizia PicciniSergio PolanoDomenico Luciani. Formato: cm 22x22,5, 80 pagine, 70 fotografie in bianco e nero, rilegatura a punto metallico.

 

Acquista il catalogo

VIDEOINTERVISTA

VIDEOINTERVISTA

Piedi scalzi mani nere. Braccianti e operai degli anni ’50 nei reportage di Ando Gilardi. Videointervista di Giuliano Grasso. Durata: 50 minuti. In un’appassionante videointervista, Ando Gilardi racconta la sua esperienza nel dopoguerra come fotografo del settimanale “Lavoro”, inviato speciale fra gli operai delle fabbriche del Nord e i braccianti del Mezzogiorno più povero. Dalla sua voce veniamo a conoscenza di realtà dimenticate, episodi inediti e situazioni sorprendenti da lui vissute in quegli anni: una testimonianza unica.

 

Acquista il DVD

FOTOTECA STORICA ANDO GILARDI

Fototeca Storica Nazionale è stata fondata a Roma da Ando Gilardi e sua moglie Luciana Barbarino, nel dicembre 1962. Trasferita a Milano nel 1969, negli anni Novanta è stata intitolata allo stesso fondatore prendendo il nome attuale: “Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi”. Custodisce oltre 500.000 immagini, tra cui fotografie, fotocollografie, litografie, cromolitografie, xilografie, calcografie, dipinti, documentazione editoriale. Le riprese fotografiche degli originali sono su negativo bianconero, diapositive a colori o scansioni digitali dirette. Complessivamente le immagini organizzate per il ritrovamento rapido sono circa 300.000 e di queste 70.000 sono schedate con mezzi informatici, 30.000 anche digitalizzate e on-line. Le rimanenti sono disponibili off-line ad una ricerca più appro- fondita a cura della redazione.

 

www.fototeca-gilardi.com

FONDAZIONE CORRENTE

L’istituzione, attiva da più di trent’anni nella realtà culturale milanese e italiana, è stata fondata nel 1978 da Ernesto Treccani con Lidia De Grada TreccaniVittorio SereniAlberto LattuadaFulvio PapiMario Spinella, con lo scopo precipuo di incrementare lo studio relativo al periodo di rinnovamento artistico che va dal Movimento di Corrente al Realismo.

Il comitato scientifico della Fondazione vede tra i propri esponenti Fulvio Papi (Presidente), Carlo BertelliZeno BirolliVittorio FagoneElio FranziniFiorella MattioJacopo MuzioAntonello NegriToni NicoliniPaolo Rusconi.
La mostra Olive e bulloni. Ando Gilardi Lavoro contadino e operaio nell’Italia del dopoguerra (1950-1962) si colloca in linea con la promozione degli studi sul Realismo e in particolare continua le ricerche avviate negli ultimi anni dalla Fondazione Corrente sulla fotografia di reportage (si vedano le mostre Sulla Terra. Fotografie di Ernesto Treccani a Melissa 1950-1960, 2007; Toni Nicolini e il racconto fotografico 1960-1969, 2009; Ernesto Treccani. La mia città. Milano, fotografie e dipinti degli anni Cinquanta, 2010 e il seminario Visioni della fotografia, 2010).
 
www.fondazionecorrente.org

XYZ

Attiva dal 2008, XYZ è un’associazione culturale no-profit e uno spazio espositivo dedicato alle arti applicate, ovvero a tutte quelle forme di espressione artistica la cui produzione e fruizione sono strettamente legate al raggiungimento di uno scopo pratico e materiale. Questo approccio, che raramente trova spazio per una esposizione organica nelle gallerie d’arte tradizionali, nasce dal tentativo di mettere in pausa il flusso continuo e caotico della comunicazione, per estrarne un oggetto, un’immagine, un processo che si considera degno di uno sguardo più approfondito.

Lo spazio è il più semplice che si possa immaginare: una sola stanza di trentuno mq, nel centro storico di Treviso, con un’ampia vetrina sulla strada. Grazie al network di grafici, fotografi, illustratori, product e fashion designer costituito dalle numerose persone che hanno aderito all’associazione negli anni, XYZ è soprattutto un aggregatore per tutti gli strumenti di comunicazione diffusi, accessibili, socializzabili che coinvolgono più da vicino i nostri comportamenti e il nostro panorama visivo quotidiano.

XYZ nasce da un’idea di Fabrizio Urettini e raccoglie al momento un team curatoriale composto dallo stesso Fabrizio, assieme a Simona CasarottoFrancesca LuiseTankboys (Lorenzo Mason e Marco Campardo) e Studiomobile (Cristiana Favretto e Antonio Girardi).

 

www.spazioxyz.org

PRESS

Download 

Immagine 1 / Pict 1

Immagine 2 / Pict 2

Immagine 3 / Pict 3

Immagine 4 / Pict 4

 

Scarica il comunicato stampa in formato word

Comunicato stampa